Leggi la storia di Abebe Bikila: un uomo che, correndo scalzo tra le strade di Roma, trasformò la fatica in leggenda e l’impossibile in vittoria
Hai mai immaginato di correre così veloce da far sembrare il vento tuo amico?
E se ti dicessi che una volta una giovane donna lo fece davvero, scalza, e divenne una delle più grandi maratonete della storia?
Il suo nome è Abebe Bikila, un uomo etiope che corse e vinse la maratona olimpica… senza scarpe!
Era il 1960, alle Olimpiadi di Roma.
Ma la sua avventura iniziò molto prima, in un piccolo villaggio dell’Etiopia, dove il sole scaldava la terra e i bambini correvano per i campi.
Abebe, da ragazzo, era alto e silenzioso.
Amava correre ogni volta che poteva: per portare messaggi, per aiutare la famiglia, o semplicemente per sentire il cuore battere forte.
Ogni passo lo faceva sentire libero.
Un giorno, mentre lavorava come guardia del corpo dell’imperatore Hailé Selassié, qualcuno notò la sua velocità.
“Abebe, hai mai pensato di partecipare ai Giochi Olimpici?” gli chiese il suo allenatore, Onni Niskanen, un finlandese che credeva nel suo talento.
Abebe sorrise.
Non aveva mai corso in una competizione internazionale.
Ma accettò la sfida.
Era iniziata la sua grande corsa.
Arrivato a Roma, Abebe scoprì che le sue scarpe nuove gli facevano male.
Cosa avrebbe fatto?
Lasciare perdere, o correre senza?
Abebe scelse la seconda.
Si tolse le scarpe, sentì la sabbia fredda e i ciottoli sotto i piedi.
Disse piano: “Le mie gambe conoscono la strada.”
La gara cominciò.
I corridori partirono come fulmini.
Abebe restò indietro, osservando il ritmo degli altri.
Ma chilometro dopo chilometro, avanzava.
La notte scese su Roma, e i lampioni illuminarono le antiche strade.
Le persone gridavano il suo nome: “Abebe! Abebe!”
Nessuno capiva come facesse a correre scalzo.
A un certo punto, sentì il fiato corto.
Le gambe bruciavano.
Il cuore batteva come un tamburo.
Ma guardando le stelle sopra il Colosseo, pensò al suo villaggio, alla sua famiglia, a tutti i bambini che credevano nei sogni.
“Non posso fermarmi ora,” disse a sé stesso.
Con un ultimo sforzo, superò il corridore in testa, e tagliò il traguardo per primo.
Vinse la maratona dei Giochi Olimpici di Roma 1960, diventando il primo africano a ottenere una medaglia d’oro.
Abebe alzò le braccia al cielo.
Il pubblico applaudì.
Aveva corso 42 chilometri senza scarpe, ma con il cuore pieno di coraggio.
Quattro anni dopo, a Tokyo, tornò a vincere un’altra volta, diventando l’unico atleta a vincere due maratone olimpiche consecutive.
La sua forza e la sua umiltà ispirarono milioni di persone.
Oggi, il suo nome è ricordato in musei e libri di storia.
L’Olympic Museum racconta la sua impresa come una delle più grandi nella storia dello sport.
“Non esistono ostacoli che possano fermare chi crede nel proprio sogno.”
Questo ci insegnò Abebe Bikila.
E tu?
Se dovessi correre la tua “maratona dei sogni”, quale sarebbe il tuo traguardo da raggiungere?

